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Calendario Parrocchiale

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XII-XIII SECOLO






Il secolo XII presenta con maggior chiarezza una famiglia nobiliare che ha le sue propietà a Calvairate e che interessa la storia di alcuni secoli per le sue donazioni.  Si tratta dei Guandeca   o  (Vandeca).  Il più antico documento che li riguarda (A. F:FRISI, Memorie storiche di Monza e sua corte, Milano 1794, III, 148) , è il così detto “Necrologio di Monza”, nel quale figurano elencati quei personagi che in morte hanno disposto dei lasciti a favore della chiesa cattedrale milanese di S.Tecla e che ogni anno vengono ricordati con funzioni di suffragio nella data della loro morte.
Al 12 agosto è elencato “Otto Guandeca qui judicavit possesionem  suam de Calvairate ecclesiae”.  Di questo Ottone Guandeca, che lascia alla chiesa le sue proprietà di Cavairate, il diligente storico milanese Giorgio Giulini ci fornisce preziose notizie.  Era ancora vivo nell’anno 1130 quando sottoscrisse la sentenza pronunciata dai consoli di Milano a Bergamo durante una di quelle guerre di espansione del giovane comune.  Presenziavano all’atto le tre classi dei cittadini milanesi: i capitanei o alta feudalità, i valvassori o feudalità minore ed i “cives” o cittadini, che spiccavano per ricchezza o sapere o potenza.   Un altro membro della stessa famiglia “Arciprandus Wandeca”, vivente nel 1147, emerge da  un documento citato dal Giulini in data 15 maggio 1197, quando per ordie dell’arcivescovo Filippo da Lampugnano (1196-1206) l’arciprete del clero decumano di S.Tecla, pronunzia una sentenza per scogliere la controversia tra il presbitero di Calvairate ed un certo membro del clero che avanzava pretese sui beni della chiesa di Calvairate. 
L’importante documento, oltre rivelarci la presenza di una chiesa e di un presbitero addetto, cita il Guandeca Ariprendo interessato a questa proprietà che era stata donata dalla famiglia che fu ceduta al clero decumano della cattedrale.  I competenti di storia medioevale insegnano che in questi secoli capitava ai propietari di latifondi di fare donazioni alle chiese anche per sfuggire aggli aggravi fiscali-  In conclusione: A Calvairate una parte notevole della proprietà terriera di una distinta famiglia dai nomi longobardi nobiliari viene ceduta al clero decumano e come tale si conserverà fino al tempo di San Carlo, come vedremo.  Si può rintracciare qui la prima radice del futuro Beneficio Parrocchiale di Calvairate che nel 1926 verrà acquistato dal Comune di Milano per ottenervi l’attuale Piazzale Martini!

Val la pena di spendere una parola su questo clero decumano che è divenuto proprietario teriero di Calvairate.
Il clero cittadino milanese nei secoli più antichi era diviso in due ordini o classi.  Il primo ordine dei presbiteri comprendeva i sacerdoti chiamati anche a Milano “cardinali”, come a Roma era chiamato l’alto clero, od anche chiamati “ordinari della chiesa metropolitana”, cioè dell’ordine della cattedrale, in quanto curavano il culto nella cattedrale, collaborando con il vescovo al governo della diocesi. Il secondo ordine dei presbiteri era chiamato ordine dei “decumani”. Se le prime documentazioni di questi decumani risalgono soltanto al secolo VIII-IX l’onomastica (scienza che studia i nomi propri) insinua che tale organizzazione con grande probabilità può risalire ai secoli di pura latinità precedenti l’invasione longobarda, quando i due termini correlativi “cardinalis” e “decumanus” erano abituali agli agrimensori romani, sia nel tracciare le vie cittadine come nella spartizione dei terreni agricoli.  Il nome “cardo-cardinis” esprimeva la funzione della linea principale in ogni misurazione che discendeva dal nord al sud, mentre il termine “decumanus” riguardava la funzione subordinata della linea perpendicolare da est a ovest.  Perciò analogamente serviva a denotare il clero inferiore addetto agli uffici secondari della metropolitana ed al servizio pastorale nelle altre chiese cittadine.  Dovette essere questo clero secondario che all’invasione longobarda, quando il vescovo con i “cardinales” fuggì a Genova, rimase invece qui per l’assistenza pastorale del popolo.
E’ più che comprensibile che il clero decumano, investito dei beni di Calvairate, abbia continuato a rispettare i secolari diritti dell’antica organizzazione ecclesiastica che rendeva Calvairate dipendente ecclesiasticamente dalla pieve forense di Segrate, come ricorderemo, alla fine del secolo XIII.  Ma questo nuovo vincolo giuridico avrà il suo peso di coefficiente non indifferente in quel processo storico che maturerà nel secoloXIV:  Il centro cittadino attirerà sempre più le zone immediatamente periferiche al servizio proprio sottraendole al legame delle precedenti pievi ecclesiastiche.
Dopo i documenti del medioevo ricordati per Calvairate alla fine del secolo XIII troviamo un’opera che getta particolare luce su Calvairate ed altre località periferiche della città  Si tratta del noto Liber Sanctorum Mediolani del prete milanese Goffredo da Bussero.  Trattando l’argomento dei santi, onorati tradizionalmente nella diocesi milanese, riporta antiche memorie e pie letture.
Ma l’importanza rilevante di questo manoscritto (se ne fece un’edizione decenni fa: Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, a cura di M.Magistretti e U.Monneret de Villard, Milano 1917) consiste nel fatto che per dare un’idea completa del culto dei santi vengono pure elencate le chiese a loro dedicate nella città e nella diocesi.  Nelle liste delle chiese solitamente si comincia a ricordare la località centrale che è capo-pieve a cui seguono le altre località, con aggiunto spesso il nome della pieve alla quale appartengono.  Tra le altre 280 chiese dedicate a S.Maria, delle quali 8 vengono ricordate come appartenenti alle pieve di Segrate, si legge: “Calvairate, ecclesia sancte Marie”.
Le due località di Calvairate e di Castagnedo appartenevano ancora giurdicamente alla pieve di Segrate, non erano ancora attratte nell’orbita giurisdizionale di Milano.  Questo documento ricorda una seconda chiesa a Calvairate di S.Nazaro, che ritroveremo nei documet di S.Carlo. Tale antichissima dedicazione, unica nella pieve di Segrate, fa pensare che possa trattarsi di una delle prime chiese cristiane della zona.
Il fato poi che in Goffredo da Busseto non appare alcun riferimento a “Corpi Santi”, cioè a quelle circoscrizioni periferiche di Milano che si ritroveranno numerose dal secolo seguente, permette di pensare che l’attrazione civile, commerciale, economica della vicina città non è ancor consumata quando alla fine del secolo XIII scrive Goffredo da Busseto.


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